Unione Imprenditori a Modena per la convention “Ambiente Lavoro”.

Si è svolta nei giorni 11 e 12 ottobre a Modena la settima edizione della convention nazionale “salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” organizzata dall’associazione “Ambiente Lavoro”.

 

Unione Imprenditori era presente con il suo staff per incontrare i migliori professionisti ed operatori del settore sicurezza, a livello nazionale, prendendo parte ad una serie di seminari e convegni incentrati sulle numerose novità recentemente introdotte nel sempre più vasto e complesso panorama normativo nazionale in materia di sicurezza sul lavoro.

La nostra attenzione si è rivolta in particolare alle novità in materia di prevenzione incendi, formazione, informazione e addestramento, ambienti e spazi confinati, verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, rischio chimico e DVR standard.

 

Il resoconto di alcuni dei seminari e convegli a cui si è preso parte sarà oggetto della Newsletter di prossima pubblicazione oltre che degli approfondimenti presentati nella sezione "Sicurezza" del nostro sito.

Feroce stretta del credito alle piccole e medie imprese italiane.

Sono ormai numerose le autorevoli analisi che denunciano (e documentano), nel corso dell’ultimo anno, una crescente stretta sul credito alle PMI da parte di quelle banche che molti considerano (secondo noi a ragione) la prima e principale causa della drammatica recessione che stiamo vivendo.  “Niente di nuovo sul fronte occidentale” verrebbe da dire, parafrasando il titolo del celebre romanzo di Remarque, specie per chi, come noi, svolge la propria quotidiana attività a stretto contatto con i piccoli imprenditori e bene conosce le sempre crescenti difficoltà che questi si trovano ad affrontare nella dura lotta per la sopravvivenza.

 

Il fenomeno del “credit crunch”, volendo utilizzare l’ennesima “rassicurante” espressione anglofila che va ad unirsi alla nutrita schiera dei fumosi termini tecnici propinatici, nostro malgrado, dal mondo della finanza, non riguarda solo la sempre più feroce stretta del credito alle imprese italiane (le Piccole e Medie Imprese, occorre precisare), ma anche la contemporanea vergognosa impennata dei tassi di interesse applicati dalle banche.

 

In un contesto del genere appaiono quantomeno stucchevoli, quando non decisamente ridicole, le tante dichiarazioni provenienti dal mondo della politica che si sente, ormai quasi quotidianamente, in dovere di ostentare (a parole) indignazione contro l’operato delle banche, forse dimenticando che sono proprio i partiti politici, da destra a sinistra, senza eccezioni, ad occupare interi pezzi dei consigli di amministrazione delle maggiori banche italiane, indicandone o meglio avallandone le strategie da adottare. Fra queste spicca, ultimamente, proprio quella di incamerare centinaia di miliardi dalla BCE a tassi ridicoli per poi farli fruttare con l’acquisto di titoli di Stato dei Paesi maggiormente “indebitati” (e proprio per questo più redditizi) senza aprire i rubinetti del credito verso le imprese.

 

Una strategia evidentemente suicida, verrebbe da dire, così come viene da chiedersi: “cui prodest?” - a chi giova tutto questo? Quel che è certo è a chi non giova, ovvero ai cittadini, alle famiglie e alle piccole e medie imprese italiane, forse l’unico e ultimo elemento sano e produttivo di una società globale monopolistica, “cleptocratica”, accentratrice e, a nostro avviso proprio per questi motivi, salvo drastici quanto auspicabili cambiamenti di rotta, sempre più proiettata verso il viale del tramonto.

 

S.Z.

Triste primato per le aziende italiane: sono le più tassate d'Europa.

"Una Nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera, è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico" (Sir W. Churchill).

 

Secondo un recente studio della Banca Mondiale, l'Italia conquista il poco invidiabile primato in Europa per peso delle tasse sulle imprese. Il peso complessivo di tributi nazionali e locali e dei contributi sociali è in assoluto il più alto tra i Paesi europei e tra i più alti al mondo.

 

La media europea è infatti del 44,2% e quella mondiale del 47,8%, mentre in Italia si raggiunge il 68,6% (oltre 20 punti sopra la media europea e mondiale). Questo è quanto emerge dallo studio "Paying Taxes 2011" realizzato dalla Banca Mondiale e dalla società di consulenza PwC (PricewaterhouseCoopers).

Tra i Paesi esaminati dal dossier, l'Italia risulta al 167esimo posto, ovvero tra i Paesi in cui complessivamente è più pesante il carico del prelievo. A pesare

particolarmente sono le tasse sul lavoro che rispetto al tasso complessivo del 68,6% rappresentano il 43,4% del carico.

 

Altro dato poco confortante è quello secondo cui, in Italia, si impiegano mediamente ben 285 ore l'anno per adempiere ai propri doveri fiscali, ovvero oltre 60 ore in più della media europea.

In Europa solo cinque Paesi hanno meccanismi più complicati mentre il minor numero di ore per pagare tasse e contributi si registra in Lussemburgo (59 ore).

Se si considerano tutti i 183 Paesi del mondo analizzati dal dossier della Banca Mondiale e PwC, l'Italia occupa la 123esima posizione, calcolando che ai primi posti figurano i Paesi dove la burocrazia è più snella.

 

A conti fatti, senza contare le notti, un'azienda italiana impiega mediamente quasi 24 giorni per essere in regola con tutti i pagamenti all'erario e agli istituti di previdenza. Insomma, oltre al danno la beffa, verrebbe da dire, specie di questi tempi, in cui tecnici e super-tecnici tanto stimati dalla comunità internazionale, chiamati a risolvere problemi che loro stessi hanno contribuito a causare, propongono di frenare la caduta libera del PIL nostrano accorpando qualche festività! 

 

S.Z.

Convegno - Strategie per il Canavese

"Se il Canavese fosse una provincia, sarebbe al 52° posto a livello di benessere e terrebbe dietro di sé appena una manciata di aree del Nord". Questo risulta essere il dato più eclatante della ricerca commissionata dal Comitato Piccola Industria di Confindustria Canavese al Centro Studi Sintesi di Venezia e presentata giovedì 21 giugno ad Agliè, durante il convegno "Strategie per il Canavese".
Tra i numerosi contributi volti a passare impietosamente ai raggi "x" la parte nord della Provincia di Torino, oltre agli aspetti (potenzialmente e storicamente) positivi, sono stati evidenziati diversi punti di debolezza, come la mancanza di infrastrutture adeguate, una situazione occupazionale preoccupante (seppur sostanzialmente in linea con quella nazionale), una popolazione prevalentemente anziana che cresce meno rispetto alla media italiana e un tasso di istruzione più basso rispetto al resto d'Italia, anche per quel che riguarda la formazione indirizzata al lavoro.
Un affresco a tinte fosche dunque, parzialmente mitigato dalla consapevolezza che il territorio del Canavese continua a conservare un benessere economico in linea con quello nazionale grazie ad un tessuto industriale con forte specializzazione che può contare su una spiccata capacità imprenditoriale.

 

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